In viaggio e nella vita, follow the flow in 2 esempi

In viaggio e nella vita, follow the flow in 2 esempi

“Follow the flow”
sì, ma cosa vuol dire? è valido solo in viaggio?

Da quando sono partita quella volta in Giappone per il mio primo viaggio in solitaria ho capito molte cose, tra cui il fatto che è sì giusto pianificare, riflettere, decidere in anticipo la propria vita, ma anche, a volte, lasciarsi andare e seguire i segnali che si incontrano sul proprio cammino. Come? ecco alcuni esempi: 

Anno domini 2019, isola di Yakushima. O meglio, partiamo da qualche ora prima dell’arrivo. 
Mi trovavo sul traghetto che da Kagoshima (detta anche “la Napoli del Giappone”) mi avrebbe portato sulla magnifica Yakushima, (isola a cui quel gran genio di Miyazaki si è ispirato per disegnare i paesaggi de La princiopessa Mononoke) quando noto un tipo seduto sulle poltroncine poco distante da me. 

Come spesso accade tra viaggiatori, cominciamo a parlare. Lui sta facendo una sorta di viaggio in giro per il mondo per rimettere insieme i pezzi del suo cuore in agonia, io mi sto godendo il mio regalo di laurea. 
A un certo punto, dopo qualche ora di navigazione ci ritroviamo ad esserci messi d’accordo che se nel mio alloggio ci fosse stata ancora una stanza disponibile sarebbe stato bello che lui dormisse lì. 
Per farla molto breve, il destino ha voluto che ci fosse spazio vicino a dove dormivo io, (dato che lui sarebbe stato altrimenti in tenda).

Dopo 3 giorni passati insieme come se conoscessimo da una vita, ci siamo dovuti separare. Non perché volessimo, quanto perché io avevo già pianificato tutto e comprato già in anticipo il prossimo biglietto del treno e prenotato l’ostello in cui sarei andata a dormire la notte seguente. 
Se avessi avuto la possibilità però, avrei seguito il “flusso”, sarei stata ancora un poco con quel ragazzo fantastico che non ho mai più rivisto, ma con cui siamo ancora in contatto. 

È anche questione di fiducia, di notare i segnali, di seguire il proprio istinto. 
Ora io e C. abbiamo un passato condiviso, seppur di sole 72 ore. Ricordi di alberi centenari, strapiombi e panorami mozzafiato, di cene in locande tipiche e babbuini in mezzo alla strada, di mezzi terremoti e dormite sotto una pensilina mentre diluvia per aspettare il bus, proprio come Totoro

Non avrei tutto questo bagaglio di esperienze condivise se non mi fossi lasciata andare, se non avessi seguito i “segnali”.

Un altro esempio più recente e lampante è di come io sia finita in una sperduta isola della Norvegia, a pochi chilometri dalla linea che delimita il circolo polare artico.

Dovete sapere che quando stavo finendo il mio Erasmus di 6 mesi in Francia, a Lille, l’idea non era quella di tornare a casa ma di fare la stagione estiva da qualche parte, e questa “parte” era la Norvegia. 
Ho sempre avuto una grande fascinazione per i paesi nordici e volevo davvero andare in Norvegia. Così mi ero messa a cercare innumerevoli annunci di lavoro e ho mandato il mio curriculum a destra e a manca. Risultato? niente da fare.
Così mi dico, un po’ per celia, di provare con l’Islanda. Quel paese lontano che tutti, in seguito, ricorderanno con “ah sì, sei stata in Irlanda, vero?”. 

E tac! ho mando una sola domanda, e mi hanno assunta.

La vita mi stava dicendo di andare nella terra dei ghiacci e del fuoco e così ho fatto, senza insistere ulteriormente sulla Norvegia.
Grazie a ciò ho vissuto 5 mesi in quello che considero il mio posto nel mondo, tra le renne, l’aurora boreale, il vento che scoperchia anche l’anima e la luce che per mesi diventa amica fidata. 

Quest’anno è successo l’esatto opposto. Volevo tornare disperatamente in Islanda, ho mandato CV a raffica (anche se solo in posti specifici che rientravano nei miei parametri) e … niente da fare. Al che mi sono detta “ma vuoi vedere che questa è la volta buona per la Norvegia?” e infatti, tac!

Ora mi ritrovo a Lovund, Isolina sperduta sulla costa ovest, non così distante dalle più famose Lofoten. Un vero, piccolo paradiso quando c’è il sole -sì beh, il clima è quello che è ma sono in Scandinavia, no? che pretendete! e poi io mal sopporto il cado, quindi l’oscillazione tra i 12° e i massimo 22°, per me sono la perfezione. 

Qui ho conosciuto tre persone fantastiche di cui due ragazze, amiche, che mi hanno davvero ricucito il cuore. 
Quando sono arrivata ero a pezzi e loro, lembo dopo lembo, a parole, risa e mille altre esperienze, mi stanno rimettendo in piedi. Se avessi insistito con l’Islanda, non le avrei conosciute e non sarei stata così bene. 

Siamo noi gli artefici della nostra vita, delle decisioni e degli sbagli, ma certi segnali, più o meno visibili che capitano durante il cammino, è bene ascoltarli.
Non tutto dipende da noi. 

Quindi follow the flow, lasciati trasportare dalla corrente. 

viaggio


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *