3 pensieri o forse più sul viaggiare, su chi resta e sui social media

3 pensieri o forse più sul viaggiare, su chi resta e sui social media

Viaggiare, normalizzare, partire, dire tutto attraverso i social. 

Questi alcuni dei pensieri sparsi che si sono formati questa mattina nella mia testa. 

Tutto è nato da una storia di Instagram di una nota travelblogger italiana in cui si mostrava appena sveglia, struccata, con i capelli e la faccia ancora stropicciati dal sonno.
La ragazza in questione (che stimo) ha voluto spiegare che il suo mostrarsi così di primo mattino al mondo dei social fosse un modo per normalizzare l’estetica vera e naturale, senza filtri né make-up.

Di primo acchito mi sono detta “ma bella mia, e che cosa ci sarebbe di strano nel mostrarsi senza trucco e parrucco? io lo faccio tutti i giorni”.
Poi però riflettendoci meglio e parlandone anche con un caro amico ho capito che c’è bisogno di ri-normalizzare la normalità. Inutile che mi perda ora in arringhe su quanto sia meglio non fidarsi di tutto ciò che si vede sui social, che la vita reale è un’altra e bla bla, ormai lo sappiamo tutti, vero? (VERO?) 

Tutto questo per dire che anche se c’è qualcosa che per noi è scontato potrebbe non esserlo per altre millemila persone o, in questo caso, followers, che sono ancora abituati alla vita da sogno della nomade digitale che vive di tramonti mozzafiato e piñacolada in spiaggia davanti al suo Mac, e probabilmente è pure una gran gnocca.
Beh, non funziona proprio così per la maggior parte delle persone, nomadi digitali, gnocche o non gnocche, travelblogger o lavoratrici ferme in qualche parte del globo terraqueo. 

Viaggiare da nomade digitale è difficile, bisogna trovare lo stimolo giusto che ti faccia dire “ok, mollo tutto e parto”.
“Eh grazie” direte voi ” lo stimolo c’è anche ma poi come ci arrivo a fine mese se mollo tutto?”
Appunto.

Io per esempio ci sto provando, piano piano, quando ho aperto questo blog e la pagina Instagram ma in realtà per mantenermi nei miei viaggi lavoro durante la stagione estiva in paesi dove lo stipendio è decisamente superiore a quello italiano. 
In più costruisco piano piano il mio lavoro online, cercando di creare contenuti validi e di qualità investendo parte di ciò che guadagno nel materiale utile al mio lavoro (macchina fotografica, computer, strumenti vari come microfoni o cavalletti e così via). 

Oggi poi vorrei anche svelarvi parte del mio sogno: diventare una guida ambientale escursionistica e portarvi in giro con me nei paesi che più ho amato e che amerò. Trasmettervi la mia passione per il viaggio, per l’essere umano e tutto ciò che di meraviglioso rappresenta (certo che siamo anche una piaga per la terra e la società, ma adesso non è questo il punto), per la scoperta, la conoscenza, le nuove culture ed esperienze. 

E allo stesso tempo lavorare nel mondo dell’editoria, da remoto, come copywriter, editor, correttore di bozze o tutto ciò che ha a che fare con la letteratura e la sua messa in circolo nel mondo. 
Chissà che prima o poi non arrivi il momento in cui potrò rileggere questo articolo e dire “ce l’ho fatta!” 🙂 

Diventare il mio sogno però significa anche continuare a passare mesi e mesi lontana dalla propria famiglia, dai genitori che piano piano ma inesorabilmente vedi invecchiare, dalla nonna che vorresti portare in giro e non riesci per mille ragioni, e in tutto ciò il cervello ogni volta si abitua sempre un po’ di più al distacco ma il cuore no, quello mai. 

Non avete idea di quante volte mi sia sentita in colpa per il fatto stesso di viaggiare così a lungo, lo stare via 4, 5 o 6 mesi di fila senza mai tornare a casa perché spesso scelgo posti isolati e mai grandi capitali da cui potrebbe essere anche facile prendere un aereo. Ci si sente responsabili per i propri affetti, si sentono le mancanze. 

Per fortuna ho due genitori che mi hanno sempre sostenuta e spinta a farmi la mia vita, a  scegliere quel po’ di sano egoismo che ti fa partire comunque ogni volta perché questa è la via che ho scelto e loro lo sanno. 
Viaggiando così tanto ci si accorge anche di come certe amicizie rimangano salde e altre piano piano si sgretolino. 

Il viaggio è un filtro e uno specchio di ciò che ti circonda per davvero e non solo per l’abitudine; di chi ti cerca, chi vuole mantenere quel legame intorno a te e non se ne va dopo il primo mese in cui sei partito per il posto x, ma anche di come inizi tu a percepire la realtà di “casa” e di come il significato di questa parola possa cominciare a mutare. 

Mi accorgo che dell’Italia -escludendo gli affetti- ora mi mancano sopratutto i temporali, che in Islanda e in Norvegia non ci sono mai. Piove, certo, ogni tanto le nuvole si aggrumano scure anche qui, ma non ho mai visto un fulmine, quasi mai udito un tuono. 

Mi manca quell’energia. 

Poi va beh, che ve lo dico a fare, il cibo! siamo così viziati dalle nostre magnifiche regioni che a volte non ce ne accorgiamo più.

Tu che ti stai mangiando una pasta al pesto fresco, una buona pizza con gli amici, una cacio e pepe circondata da monumenti storici secolari, un piatto di canederli in malga o una granita/gelato sul lungo mare, sappi che sei una persona fortunata.

Il viaggio è ciò che ho scelto o forse, come direbbe Olivander “è la bacchetta a scegliere il mago, signor Potter”. Sta di fatto che non mi lamento affatto di dove sono ora e della vita che sto conducendo, ma una lasagna come Dio comanda la divorerei in quattro e quattr’otto.

Lovund


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