Nepal – Il mondo è davvero piccolo

Nepal – Il mondo è davvero piccolo

In Nepal penserete spesso: “devo spezzare un po’ il viaggio, altrimenti muoio se devo farmi 8 ore di bus con queste strade”. 

È ciò che penso io quando da Kathmandu decido di andare Pokhara per intraprendere il trekking. 
Per fortuna tra la capitale e Pokhara, quasi a metà strada, c’è questo minuscolo villaggio tra le montagne che ti salva dal doverti uccidere le chiappe e lo stomaco su un pullman che altrimenti ci mette davvero troppo ad arrivare alla meta.

Bandipur  è un delizioso paesino inerpicato sulle montagne che vi permetterà di staccare la spina dal caos delle grandi città. Qui non c’è assolutamente nulla da fare se non godersi le vie, la tranquillità della vita, i panorami che si scoprono sbucando fuori da qualche parte e la gentilezza dei locali.

Per arrivarci però dovrete scendere a Dumre e da lì prendere un taxi o, come ho fatto io ignara di tutto, un local bus. Vi sconsiglio fortemente il pulmino. Vi sembrerà di essere seduti (schiacciati) in una scatoletta di latta, che a ogni buca sbatte con il fondo perdendo qualche pezzo. Vi dico solo che quando siamo arrivati in cima l’autista è sceso e a pacche e pugni, ha rimesso a posto il paraurti che si era mezzo staccato per i sussulti dovuti alla strada. 

Nepal - Il mondo è davvero piccoloArrivata a Bandipur però mi rendo subito conto che ci doveva essere stata qualche festa religiosa durante la giornata, perché le donne del luogo erano tutte truccate e vestite in una particolare maniera. Erano davvero bellissime così agghindate e sorridenti. 

Come scendo dal catorcio però, enormi gocce di pioggia iniziano a colpire qualsiasi cosa. Pago velocemente 72 rupie e cerco riparo. Lì una goccia ti infradicia, non è come in Italia. Per fortuna il cielo mi dà 5 minuti di tregua, giusto il tempo per dirigermi a passo svelto verso l’hotel che mi avrebbe ospitata per una notte. I proprietari sono due persone squisite che vi aiuteranno per qualsiasi cosa. Sembra davvero quasi di essere in famiglia e il ristorante è davvero ottimo! 

Ha nel frattempo ripreso a piovere, anzi direi diluviare. Saltano la luce e la wifi ogni tot, ma io sono così stanca che mi va benissimo anche così. Mi faccio una doccia bollente che mi rigenera al lume di torcia dell’iPhone e mi butto sul letto che è sorprendentemente morbido (sì perché in Nepal la tradizione è di avere materassi duri come una tavola di legno).

Dopo aver letto un po’ il libro che mi ero portata (Harry Potter and the philosopher stone – li sto rileggendo tutti in inglese e sono fighissimi), esco e vedo che la porta della camera dirimpetto alla mia è semi aperta. Saluto, sono italiani.

Scoprirò poi a cena che A. e il suo compagno non solo sono italiani, ma vengono pure da un paese vicino a dove abito io e che A. ha frequentato il mio stesso liceo con gli stessi docenti che ho avuto io. Ci rendiamo conto? Eravamo tutti e tre allibiti e molto divertiti. A Bandipur, in mezzo al nulla delle montagne nepalesi, ti trovi una ragazza che ha fatto il tuo stesso liceo. Pazzesco. Il mondo è davvero minuscolo, non credete? 

La mattina dopo mi alzo di buon ora per visitare un po’ il paese, dato che alla fine il giorno prima non aveva mai smesso di diluviare.

Nepal - Il mondo è davvero piccolo

Devo ancora pagare l’albergo e fare colazione, decido dunque di andare a prelevare in uno degli ATM presenti sulla strada principale. Di quattro ATM che provo, nessuno sembra voler accettare la mia carta di credito.

Chiedo così a un signore americano se mi può aiutare, “perché magari sbaglio a schiacciare qualcosa”, dico. Niente da fare. E adesso? 
Torno indietro in albergo e spiego la situazione ad A. che gentilmente si offre di prestarmi un po’ di rupie per saldare il conto. Anche loro infatti dovevano andare a Pokhara come me, e durante il viaggio avrei potuto risarcirli. 

Il viaggio in bus, come sospettavo è comunque luuuungo e noioso. Parlo per un po’ con il mio vicino australiano, ma poi ognuno si addormenta o ascolta musica. Al pit stop bagno e cibo, io, gli italiani e una signora orientale rimaniamo bloccati sull’autobus mentre tutti erano già scesi. L’autista ci aveva chiusi dentro!

Quando riesco a scendere (grazie a un altro signore che ci apre la portiera del guidatore dall’esterno) mi prendo dei noodles secchi che, come avevo scoperto qualche giorno prima, si possono mangiare anche così, nudi e crudi.
Dietro di me, di nuovo sul bus in partenza, sento una signora che dice ad A.: “io ho girato quasi tutta l’Asia, ma non ho mai trovato strade così terribili come qui in Nepal”. E ho detto tutto. Mentre Pokhara è ancora troppo lontana. 



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