Nepal – Finalmente Kathmandu

Nepal – Finalmente Kathmandu

Finalmente atterrata a Kathmandu in mattinata, mi dirigo subito verso il negozio, all’interno dell’aeroporto, che vende sim e vari piani telefonici più o meno convenienti.
Restando 3 settimane ed essendo fuori dall’Europa non potevo sperare di cavarmela solo con le wifi; specialmente sapendo che sarei andata a fare un trekking, preferivo essere sicura di avere una sim nepalese. Costa tutto davvero pochissimo, sia l’attivazione e quindi la spesa della sim che il pacchetto dati. Io ho scelto di avere praticamente solo il pacchetto con tanti GB e poche chiamate, con la compagnia Ncell.

Ho quasi sempre avuto campo, (durante il trekking andava e veniva ma penso che avrei avuto lo stesso problema con qualsiasi altra compagnia). 
Una volta finito tutto il breve processo di acquisizione della sim nepalese, mi dirigo fuori dall’aeroporto in cerca di un taxi. Non c’è stato molto bisogno di cercarlo, perché il tassista mi si palesa davanti due secondi dopo che ero fuori dall’edificio. 
I tassisti in Nepal sono tantissimi, e ognuno cerca di farti avvicinare alla propria vettura sparandoti l’offerta migliore. 


Ancora poco pratica e decisamente provata dal viaggio, non ho nessuna voglia di contrattare e quindi mi  fiondo subito all’interno del taxi del primo signore che mi aveva accalappiata. Sono stata fortunata, lo ammetto, perché alla fine mi ha chiesto un prezzo onesto, ma poteva andarmi molto peggio, come mi è successo invece in uno dei giorni successivi.

Già durante il tragitto aeroporto-alloggio, lo shock culturale è stato immenso. Dal finestrino le strade che inizio a percorrere sono in molte zone sterrate, piene di buche e crepe, e con una gran polvere dovuta alla terra secca praticamente ovunque. E poi i colori, colori ovunque e bellissimi, nei vestiti, negli accessori, all’interno dei negozi! e ancora, lunghi abiti tradizionali che lì sono la norma e non un qualcosa che viene utilizzato solo durante alcune giornate specifiche, come accade per esempio in Italia.

Un’altra visione che mi sconvolge sono i cavi della connessione internet che corrono in tutte le città in intricatissimi garbugli. Il caos totale non è dato solo dai cavi, ma anche e sopratutto dal traffico pazzesco e rumorosissimo. Pare quasi che non ci sia un codice della strada e tutti, specialmente i ciclomotori, sfrecciano ovunque facendo il pelo a persone, automobili, cose varie e animali randagi.

A un certo punto scorgo un signore camminare lentamente nel traffico nepalese, come se fosse stato in una tranquilla strada di campagna. Aveva un lungo bastone di bambù appoggiato sulle spalle, da cui pendevano due piatti pieni di verdure.
Ho poi scoperto che è un modo storico di portare in giro la merce che però, piano piano, sta scomparendo. 
(Il signore nella foto è un altro, visto nei giorni successivi).

Nepal - Finalmente Kathmandu

Dopo 15min di taxi, arrivo in albergo dove il gestore mi accoglie con gentilezza. Purtroppo la camera non era ancora pronta perché ero arrivata troppo presto, mentre io avrei solo voluto buttarmi sul letto e dormire un po’. 

Trascorsa un’ora di attesa su un divano della sala ristorante, vengo chiamata e portata in camera. 

Il letto non era pulitissimo, ma viaggiando sempre con il sacco lenzuolo nello zaino, non ho avuto nessun problema ad infilarmici dentro e ad addormentarmi in cinque secondi, nonostante fossero le 10:00 del mattino.

Dopo un’oretta e mezza di riposo, il mio amico nepalese P. viene a prendermi in albergo e mi accoglie nel modo tradizionale. 

“Ti ho portato questa collana di garofani e anche qualche regalo” mi dice dopo un abbraccio. Non ci vedavamo da un anno!

Nepal - Finalmente Kathmandu

Subito dopo tira fuori una foglia abbastanza grande ed allungata su cui c’è una polvere che scoprirò chiamarsi tika. Avete presente quel “bollino” rosso che vediamo spesso sulla fronte degli indiani? ecco, è quello lì. Ed è un simbolo hindu di benedizione. Dopo aver bagnato un po’ la polvere con una goccia d’acqua, mi appoggia il dito sulla fronte dandomi il benvenuto e augurandomi ogni bene. Mi sento grata e fortunata. Insieme alla collana e alla tika, intorno al collo mi ha avvolto anche la khada, ovvero quella specie di “sciarpa”, spesso colorata in blu, in giallo o in bianco, che usano portare anche nei templi come offerta. 

Usciti dall’albergo i tantissimi rumori dei clacson, delle musiche e del vociare delle persone mi avvolge, senza lasciarmi più fino a sera. Ammetto che è bellissimo perdersi nelle vie di Thamel, uno dei quartieri più famosi e turistici di Kathmandu, ma dopo tutto il giorno che si cammina tra le strade e il rumore e il traffico e mille cose, sembra davvero di essere ubriachi e si vorrebbe solo andare nella propria stanza, possibilmente silenziosa e spoglia. 

Considerazioni fatte il primo giorno:

  • lo smog è così intenso che è quasi impossibile girare senza mascherina in certi momenti e strade principali
  • le donne vestono ancora per un buon 80% con gli abiti tradizionali (stupendi), mentre gli uomini nettamente meno e hanno uno stile più occidentale 🙁
  • tutti sono super colorati!
  • a parità di popolazione e povertà del paese, ci sono molti meno clochard che a Milano o Parigi 
  • nonostante la povertà, lo sporco e l’incuria, la maggior parte di loro sembra estremamente pulito,  puro, leggero, come il tessuto bordeaux e oro che cala gentile dai tetti dei templi; in balia degli animali, delle intemperie, lui vola al contatto con l’aria con una soavità rara.

Nepal - Finalmente Kathmandu

Considerazioni sul cibo: è estremamente speziato e piccante ma puoi provare a chiedere i piatti meno pericolosi per il tuo palato come:

  • i momo (chiedeteli poco piccanti!) ovvero i tipici ravioli al vapore o fritti o in salsa, ripieni di bufalo, pollo o verdure.
  • chow mein, gli spaghetti con le verdure, o con pollo, o con bufalo (sì, le opzioni sono più o meno sempre queste tre).
  • quello che però non potete farvi mancare è il dal bhat con del roti chapati (tipo di pane), il piatto tipico -anche se può essere davvero piccante.
    Il dal Baht è composto da: riso (bhat), una zuppa di lenticchie (dal), spezie e verdure.
    Questo in foto è la versione che mi era stata preparata dal marito della mia amica nepalese H. che aveva aggiunto anche una specie di zuppa (?) bhutanese ripiena di formaggio e non ho capito bene quali ortaggi. Però era buona!

Nepal - Finalmente Kathmandu



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *