Crisi climatica e viaggio, cosa c’entrano? per 2 semplici motivi

Crisi climatica e viaggio, cosa c’entrano? per 2 semplici motivi

Clima impazzito, maltempo?
no, questa è crisi climatica. 

Ora non mi dilungherò in spiegazioni scientifiche che non mi competono e non proverò nemmeno a convincere chi di voi è tra i sostenitori de “il cambiamento climatico non esiste!!!”, perché non è questo il luogo, non il momento né avrei la pazienza per starvi dietro; prendo semplicemente al balzo l’umore iper-nero post grandinata apocalittica che ha pensato bene di spaccare qualche macchina -comprese quelle della mia famiglia, da buttare praticamente- e tutto ciò che c’era in giardino o sul tetto, per scrivervi qualcosa. 

Ma perché parlare di clima su una pagina di viaggi e letteratura?

per 2 motivi: il primo è che non siamo mai abbastanza sostenibili mentre viaggiamo (forse l’1% della popolazione mondiale può dirsi davvero green mentre viaggia) e secondo perché a volte il viaggio non è solo esplorazione e conoscenza per poi tornare a casa ma (almeno per me) sempre più ricerca di un futuro, di un altro luogo più sicuro che forse si possa chiamare casa. 

Sì, perché non so voi, ma io dopo la grandinata stellare che si è abbattuta in gran parte del nord Italia ho la così detta eco-ansia.

Fino all’anno scorso mi venivano attichi di panico al pensiero del mio futuro, perché nonostante le due lauree non sapevo davvero cosa volessi fare nella vita. Ero troppo confusa, mi piacevano molteplici cose ma nessuna abbastanza da mollare le altre, o forse ce ne erano troppe che mi piacevano così tanto da non riuscire a concentrarmi su una sola. Anyway!

Oggi, mentre il sud Italia è un inferno (letteralmente) e il nord è martoriato da temporali e trombe d’aria, un futuro non lo riesco bene a vedere. Come se tutto quel fumo degli incendi siciliani e quella specie di nebbia che sale dall’asfalto quando piove troppo troppo forte, avesse improvvisamente oscurato una visione possibile di avvenire. 

Che senso ha preoccuparsi di trovare il lavoro che piace, il compagno giusto, la casa perfetta quando nel giro di una notte rischi di perdere tutto?

In questo momento vi sto scrivendo dalla Norvegia, da un’isolina piccola piccola quasi sulla linea del circolo polare artico e mentre tutto ciò ho appena descritto accade, qua si vive nella tranquillità di uno stato che, nonostante tutto, se la passa ancora più che bene. Sì perché in Norvegia il cambiamento climatico c’è, ovviamente, ma non si fa sentire in modo così drastico come in altre zone del mondo, Italia compresa. Ad Oslo questa estate sono state raggiunte temperature sopra la media, ma niente di invivibile o troppo duraturo da farsi venire l’eco-panico (not yet?).

In Islanda la situazione è più o meno la stessa; il caldo torrido esiste solo appena atterri in Spagna perché sei scappato dal gelo estivo che avvolge l’isola. L’acqua non manca mai, qualche vulcano e terremoto qua e là che però non crea danni, continua a non crescerci un tubo di commestibile (quasi), e puoi sempre farti il bagnetto nelle pozze termali naturali. Figata!
E il vento? Ecco sì, il vento lassù è un problema serio, e pare lo stia diventando sempre di più. 

L’anno scorso ho vissuto per un po’ in un paesino nei fiordi dell’est e con mia grande gioia, proprio a venti minuti a piedi dal “centro” (non esiste il centro come lo intendiamo noi) c’è un piccolo bosco di aghifoglie dove andavo spesso a rifugiarmi nelle giornate no. A settembre però, dopo due giorni di vento talmente forte che a tratti non potevo nemmeno uscire di casa/hotel dove lavoravo perché sarei volata via, senza iperboli, la foresta è stata decimata.

Quel mini rifugio aveva qualcosa come 10-15 anni mi diceva G. che vive da sempre nel paesino, e nonostante gli episodi di forte vento non era mai successo nulla del genere, specialmente non in settembre, quando ancora la neve non è caduta e quindi il terreno è più scoperto e fragile. 
A me ha fatto molto riflettere, perché in Islanda io mi sono sentita davvero a casa e nonostante il clima ruvido, per così dire,  lì un futuro per me l’ho davvero visto. Ma il vento… il vento di quei giorni è stato spaventoso. 

Viaggiare dunque, sì, viaggiare per scoprire, per divertirsi, per amarsi, per scendere a patti con se stessi ma ora anche per cercare un futuro. E non come ha fatto qualche generazione fa in Italia quando l’America era ancora considerata la terra dei sogni e chi poteva migrava, ma viaggiare per un futuro dettato dal clima, da cambiamenti che hanno messo l’acceleratore e a me sembra di avere sotto i piedi al massimo un monopattino e no, manco elettrico. 
E per dirla tutta, vi scrive una che è nata nella parte fortunata del mondo, con una casa, una famiglia, un lavoro e nonostante tutto un paese ancora decisamente vivibile.

Ma chi è nato nel sud del mondo e si ritrova a combattere per un rigagnolo d’acqua? ecco. 

Se anche voi vi sentite impotenti di fronte a tutto questo, se anche voi avete dato il nome di eco-ansia al fiato corto e una sottile disperazione da futuro, beh, non siete soli.


Ma sopratutto prendiamo questa coscienza di ciò che accade per fare di più per il clima, per il pianeta. Anche una cosa minuscola aiuta il mondo, perché ho sentito troppe volte amici e amiche dire “eh ma tanto se sono solo io che chiudo l’acqua mentre mi lavo i denti cosa vuoi che cambi”. Invece cambia, perché non sei solo tu che chiudi l’acqua, è anche il vicino che fa l’orto, la signora del piano di sopra che usa la borsa riutilizzabile per fare la spesa, il parente che ha appena scoperto lo spazzolino in bambù e il papà la schiuma da barba 100% naturale! Non siamo mai soli anche se ci sembra sia il contrario.

In viaggio poi possiamo provare, quando e dove riusciamo a essere più sostenibili. 
Ci sono tante aziende, dalle piccoline a quelle medio-grandi che lavorano sodo per darci un’alternativa più green. 
Se non sapete da che parte partire, vi consiglio Makeyougreener e Nooda.
Prodotti per corpo e capelli per esempio, borraccia, posate e contenitore-cibo per gita fuori porta e mille altre prodotti vi aspettano! il pianeta, quello non può più aspettare. 

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